NOTE DI REGIA
Alla costruzione di una serie come Terra Ribelle ho dedicato tanti anni di lavoro e dedizione totale. Il progetto è nato dalla mia passione per i cavalli e dall'amore per un territorio che sin da bambina, quando mi parlavano della Maremma, nella mia fantasia prendeva le sembianze di un luogo dove la natura era selvaggia, aspra difficile e affascinante, e dove solo gli adulti potevano andare a caccia. Negli anni ho imparato ad esplorarla a cavallo e ho ascoltato le tante storie di butteri e briganti di fine ottocento che si raccontavano la sera intorno al camino. Erano storie avventurose, di vita dura, di ingiustizie sociali, di enormi latifondi lasciati incolti per il pascolo, di rocche e castelli che sormontavano boschi e paludi. L’idea per questa serie è stata proprio quella di unire, in una fiction, alcuni spunti storici, come la lotta al brigantaggio, il fallimento della Banca Romana, la vicenda di Pia de’ Tolomei di dantesca memoria, e molto altro, attraverso l'uso di vari generi come il melo’, l’avventura, il dramma storico, fino a creare una narrazione con un carattere nuovo e alternativo che sa essere storico eppure moderno, che miscela sapori molto diversi fra loro in un prototipo nuovo.
Con Peter Exacoustos, lo sceneggiatore, abbiamo cercato di ricreare un mondo che avesse il sapore della saga, così come mi aveva emozionato negli anni ’70 una serie come “Radici” (Roots).
Rai Fiction ha creduto fortemente in questo progetto proposto insieme al mio socio Ralph Palka con la società di produzione Cassiopea . Ci sono voluti anni di gestazione, tra scritture e revisioni di sceneggiature, sopralluoghi vari sia a cavallo che con altri mezzi, ricerche fotografiche negli archivi Alinari, libri, consulenze storiche come quella del Professor Ciufoletti, mostre sui Macchiaioli, come il Fattori e il Signorini, per far sì che questo sogno costoso e ambizioso potesse diventare realtà! Determinanti per questo sogno sono stati Alessandro Jacchia e Maurizio Momi che si sono appassionati al progetto e con la loro società, Albatross Entertainment, hanno deciso di entrare in coproduzione con la Rai e di produrlo, dandomi così la possibilità di poterlo realizzare con i mezzi adeguati per raggiungere quella qualità di cui necessita una serie così ambiziosa.
Come già è accaduto a suo tempo per Elisa di Rivombrosa, per questa storia ho preferito cercare volti nuovi, freschi, capaci di regalare alla serie quel senso di novità e originalità di cui ero alla ricerca. Scoprire nuovi talenti è duro, ma molto gratificante, e anche questa volta dopo mesi e mesi di casting i quattro giovani protagonisti sono poi venuti fuori così, magicamente, con tutta la loro giovane dedizione e sensibilità a calarsi in personaggi complessi e sfaccettati.
Girare un film in costume comporta sempre grandi complessità e specialmente se è una serie di più puntate. Si ha sempre intorno un grande carrozzone che ricorda molto il circo. Solo il reparto di scenografia contava una numerosa squadra tra pittori, costruttori, arredatori. Così come per i costumi, numerose sarte e un hangar pieno di costumi che in gran parte sono stati realizzati apposta per il film da Enrico Serafini. Molti fra quelli dei nobili sono stati presi dalla sartoria Tirelli, famosa per aver creato i costumi per Il Gattopardo. Una delle cose che mi appassiona in questo mestiere è costruire i personaggi con le loro psicologie attraverso le prove di trucco-parrucco e di abiti. In questo caso le prove sono iniziate scegliendo dalle stoffe e dai colori.
Ho potuto avere collaboratori artistici che mi hanno affiancato nella ricerca di un linguaggio visivo un po’ diverso rispetto a quello della fiction televisiva a cui siamo abituati. Il direttore della fotografia Marcelo Lavintman ha saputo interpretare e restituire il mio senso dell'immagine, creando una fotografia fortemente riconoscibile e dal taglio molto cinematografico, con una cura e una dedizione ad ogni piccolo dettaglio che ha sempre contraddistinto i miei lavori.
In molte scene ad ispirarmi sono stati in particolare i film di Sergio Leone, con quello sguardo sempre epico sulle storie, quelle immagini impresse nella memoria collettiva, una musica indimenticabile e un tocco di ironia sempre presente nella costruzione dei suoi personaggi. Questa ispirazione e passione è stata condivisa con Ugo de Rossi, montatore esperto e dal curriculum prestigioso, con cui lavoro da molto e che ha saputo affiancarmi e consigliarmi al meglio nelle molteplici fasi che un prodotto così difficile e appassionante deve affrontare prima di essere oggetto della fruizione del pubblico televisivo.
Le riprese sono state difficili per i luoghi incontaminati scelti come location e quindi impervi da raggiungere, per i numerosi cavalli che avevamo in scena, e per le molteplici scene di azione, ma è stata comunque un'avventura stimolante. Sono riuscita a creare, come sempre cerco di fare, un set fatto di maestranze diverse eppure sinergiche. Una grande famiglia dove tutti lavorano per la realizzazione di un progetto le cui sorti stanno a cuore a tutti e dove si respira aria di collaborazione e rispetto. Ho sempre creduto che sia questo l'unico modo per riuscire a ottenere da tutti i miei validi collaboratori il massimo dell'impegno e della disponibilità, ascoltando e facendomi ascoltare, in modo da riuscire a mettere insieme tutte le istanze anche quelle più diverse, canalizzando le energie nella maniera più costruttiva.
Terra Ribelle ha avuto bisogno anche di un'attenzione particolare in fase di postproduzione sia per l'uso degli effetti di computer grafica che per la mia maniacale ricerca di suoni e rumori per ricreare atmosfere di una Maremma leggendaria che quasi non esiste più.
Il musicista, il giovane Fabrizio Bondi, ha saputo con i suoi temi, in un connubio tra orchestra, singoli strumenti meno conosciuti come il duk-duk e voce, creare per Terra Ribelle una propria riconoscibile e chiara carta d'identità musicale fatta di temi epici e drammatici, di arie malinconiche e temi caldi e sentimentali.
In più, essendo una mia amica, Gianna Nannini ci ha regalato la sua emozionante interpretazione del famoso canto popolare “Maremma Amara” che con la sua voce graffiante aiuta a rendere ancora più toccanti alcuni momenti di questa serie.
Insomma Terra Ribelle è una serie che ha la mia impronta su ogni scena, ogni fotogramma, ogni scelta di musica, montaggio, fotografia, è frutto di lavoro e passione per una storia che volevo fortemente raccontare. Frutto di duro lavoro, certo, ma anche di amore. Perché la dedizione, l'attenzione, il sudore e il tempo della propria vita che si regala ad un film intenso e travolgente come questo non può essere altro che una forma di amore.
Spero, con l’attenta e costante collaborazione dei miei produttori, e della struttura di Rai Fiction, sempre in grado di consigliarmi e affiancarmi durante le intense fasi di produzione, di essere riuscita a raccontare una storia che appassionerà e unirà, davanti alla tv, tutte le famiglie.
Cinzia TH Torrini
NOTE DEGLI SCENEGGIATORI
Una cronaca storica racconta come un gruppo di butteri sconfisse in una singolare sfida i mitici cowboy del Far West capeggiati da Buffalo Bill. Fu un avvenimento che ancora oggi a distanza di più di cento anni ritrova spesso risonanza nei media. La bravura, la destrezza dei cavalieri nostrani e dei loro cavalli, razza maremmana, forte, resistente tanto quanto i mustang della grande prateria, può riempire d'orgoglio una generazione di ragazzini, ma allo stesso tempo appare oggi così incredibile e lontana come una favola o una leggenda nata chissà dove.
Si racconta infatti che i butteri fossero dei mandriani eccezionali, degli uomini capaci di stare in sella per intere settimane, di cacciare, sparare come e meglio degli eroi d’oltreoceano.
Poco più di un secolo fa in Maremma, terra divisa tra il Gran Ducato di Toscana e lo Stato Pontificio, e poi unita sotto il tricolore d'Italia, c’erano paesaggi sconfinati, villaggi dove era difficile far rispettare la legge, grandi tenute e mandrie al pascolo brado, piccole oligarchie di signorotti locali che governavano zone dove la legge faceva fatica ad arrivare e imporsi, tra povertà, analfabetismo e malattie: tutto questo c'era. E c'erano i briganti, i butteri, i capitani dei Carabinieri o i funzionari della polizia capitolina, i latifondisti. Anche le miniere, e rare piccole stazioni ferroviarie isolate, e le taverne malfamate, dove si andava a bere e a cercare compagnia, non mancavano di certo.
In Maremma, terra allora malsana, afflitta ancora dalla piaga della malaria, dai retaggi della storia antica di millenni, e soprattutto dai rigidi steccati che dividevano gli uomini in ricchi e poveri, in istruiti e analfabeti, in bifolchi senza diritti e in liberi cittadini di una risorta nazione, rendevano per i più durissimo il sopravvivere e per gli altri pericoloso il persistere.
Dunque è inseguendo gli archetipi di una grande epopea avventurosa, che siamo giunti ad immaginare una fiction televisiva ambientata in questa terra ribelle ricca di conflitti, come di paesaggi straordinari di una bellezza selvaggia, per tornare a raccontare un periodo particolarmente significativo della Storia d'Italia. Una serie televisiva che rievochi la Maremma di quel periodo, la vita e le gesta dei nostri cavalieri solitari, dei nostri banditi e pistoleri, delle nostre donne coraggiose che sfidando il destino lottarono contro l'ingiustizia e i soprusi, mentre stava nascendo una nazione.
Abbiamo pensato ad una storia ambienta nella Maremma alla fine dell'800 che possa trasportare il pubblico televisivo nelle macchie che si affacciano sul mare, nei contrastati frangenti di una storia d'amore decisa dal destino, in un drammatico scontro tra il diritto di essere felici e la costrizione alla miseria, in una fuga verso una natura selvaggia, spesso nemica, quasi un luogo dell'anima, dove poter cavalcare, lottare e amare.
Peter Exacoustos
Daniela Bortignoni